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SICURITALIA SERVIZI FIDUCIARI, IL TRIBUNALE DI BERGAMO CONDANNA LA COOPERATIVA DI VIGILANZA AD APPLICARE IN TUTTI I SUOI ASPETTI IL CONTRATTO NAZIONALE

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VIGILANZA

Condizioni meno vantaggiose rispetto a quelle previste dal Contratto collettivo nazionale di lavoro e calcolo sbagliato di alcune voci in busta paga, derivanti dall'applicazione di un regolamento in deroga al Contratto nazionale: con una sentenza pronunciata il 23 gennaio, il Tribunale di Bergamo ha condannato la società Sicuritalia Servizi fiduciari Soc. Coop. a pagare tutte le differenze retributive maturate nel corso del rapporto di lavoro a un operatore della vigilanza non armata che aveva gestito la portineria nell'appalto alla concessionaria Bonaldi di Bergamo dal giugno 2016 al novembre 2018.
Al lavoratore, assistito da FILCAMS-CGIL di Bergamo attraverso lo studio legale Pizzigoni e Pesenti, era stato applicato un regolamento interno alla società, in deroga al Contratto nazionale della vigilanza (sezione servizi fiduciari) su vari elementi quali ad esempio: le maggiorazioni salariali per le ore straordinarie, le maggiorazioni festive, il monte giorni di ferie e permessi annuali, il trattamento economico di malattia, il preavviso in caso di dimissioni. La cooperativa Sicuritalia ha alle sue dipendenze oltre diecimila lavoratori in tutto il paese.
“La sentenza ha sancito l’obbligo di applicazione del Contratto collettivo nazionale di lavoro in tutte le sue parti e non solo in quella relativa alla retribuzione minima base oraria” sottolinea Mauro Rossi della FILCAMS-CGIL di Bergamo. “Il pronunciamento supera nei fatti il regolamento della cooperativa Sicuritalia Servizi Fiduciari. Per questo invitiamo la cooperativa a cancellare subito tutte le deroghe alla contrattazione nazionale contenute nel regolamento sociale e, invece, a seguire quanto prevede il Contratto Nazionale (già esageratamente basso nelle sue previsioni contrattuali e scaduto da oltre 4 anni)”.
“Ben vengano sentenze di questa natura che sanciscono l’obbligo di applicazione del Contratto collettivo nazionale di lavoro in tutte le sue parti. Il sistema ha iniziato a stridere proprio a causa della proliferazione di contratti collettivi sottoscritti da organizzazioni prive di adeguata rappresentanza (ce ne sono quasi 600 in Italia) oppure, come nel caso di questa sentenza, regolamenti di cooperative che derogano alle norme dei Contratti Nazionali, determinando condizioni di lavoro peggiorative nell’ambito di una stessa categoria di lavoratori, nonché fenomeni di dumping tra imprese, senza peraltro risultare portatrici di obiettivi nobili quali il raggiungimento di un occupazione di qualità” aggiunge Mario Colleoni, segretario generale della FILCAMS-CGIL di Bergamo e parte della segreteria della FILCAMS regionale. Quando hanno la ‘sfortuna’ di ricadere in un contratto o regolamento di questo tipo, infatti, i lavoratori arrivano a percepire salari inferiori rispetto ai loro colleghi di settore ai quali viene applicato il corretto contratto, per non parlare poi di ferie, malattie, maternità e altri diritti. La questione da affrontare concretamente è quella classica sinora fino in fondo mai risolta nel nostro paese: ovvero quella della rappresentanza. È fondamentale avere criteri per una sua misurazione reale. Ora ci auguriamo che ci sia una forte presa di posizione da parte dei ministeri interessati su queste tematiche, centrali per il lavoro e che le istituzioni intervengano, dando indicazioni chiare in merito al necessario rispetto dei Contratti nazionali firmati dalle organizzazioni più rappresentative, non solo con parole ma anche con fatti concreti”.